Come s’offrono i due Mattei

La falsa partenza del governo Meloni rivela quanto sia fragile la coalizione, e se Giorgia invece di un Matteo se ne trova tra i piedi due, questo non è certo il più grande auspicio.

Neanche il tempo di partire e il Centrodestra ha gettato la maschera. Si litiga su ogni seggiola, e a meno di accordi in extremis nella notte oggi non sarà possibile eleggere i presidenti delle Camere.

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Alla faccia delle promesse di far presto, prima che bollette e caro-vita mandino a gambe all’aria gli italiani. I nodi pare che siano il Tesoro, il Viminale e la Giustizia: il primo dove non si trova un tecnico che metta la faccia sui tagli alla spesa e la tempesta in vista sui mercati, mentre gli altri due ministeri sono i pallini di sempre per Salvini e Berlusconi.

E non gioca a favore la guerra per le restanti poltrone. In questo quadro, pure un cieco vede chiaro che alle destre non basterà aver stravinto le elezioni, e pertanto saranno molto utili le stampelle parlamentari. Basta sapersi offrire, “rendendosi utili” come ha fatto subito Matteo Renzi, che ieri ha giudicato “opportuno” votare oggi scheda bianca per la guida di Camera e Senato.

Anzi, affinché il messaggio arrivasse più forte e chiaro, il leader di Italia Viva ha promesso che il suo partito voterà con la Meloni la riforma della Giustizia, ovviamente se sarà “buona”, cioè ancora più coercitiva per i magistrati messi già alle strette della Cartabia.

In un modo o nell’altro, quindi, alla fine un governo si farà. Il potere è il miglior mastice che esista in natura, e per non perderlo i partiti della maggioranza si metteranno d’accordo. Ma la falsa partenza rivela quanto sia fragile la coalizione, e se Giorgia invece di un Matteo se ne trova tra i piedi due, questo non è certo il più grande auspicio.

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