L'Editoriale

Con le armi si perde due volte

Per ora è solo una suggestione, ma sentir parlare alla Camera di invio di truppe italiane in Ucraina, ci dice come gira la bussola tra guerra e pace.

Con le armi si perde due volte

Per ora è solo una suggestione, ma sentir parlare alla Camera di invio di truppe italiane in Ucraina, ci dice come gira la bussola tra guerra e pace. Nulla che spaventi i nostri indomiti deputati, che con la sola eccezione di 5 Stelle, Sinistra italiana e Verdi hanno approvato il nuovo invio di armi a Kiev.

Cosa spediamo, di preciso, non lo sappiamo, perché sarà deciso nel prossimo decreto – il sesto – a discrezione del ministro della Difesa, Crosetto Moschetto. In ogni caso, si tratta di mezzi che costano centinaia di milioni, buttati via da Palazzo Chigi in cambio di un posticino in quella che è una coalizione militare di fatto, per quanto irrilevanti dietro ai missili americani, i tank inglesi, i Leopard tedeschi e tutti gli arsenali spediti al fronte.

Ci sveniamo, insomma, per allungare il conflitto, e in più per non contare niente nel campo bellicista. Di provare a ribaltare lo scenario, destinando lo stesso sforzo al campo diplomatico, imponendo una pausa di riflessione ai nostri alleati storici – cosa che non vuol dire affatto stare dalla parte di Putin – è dirompente di fronte alla nostra storica ubbidienza a Washington, anche con un esecutivo che ha preso tutti in giro definendosi sovranista, e confondendo lo slogan elettorale “Prima gli italiani” con “Prima gli americani”.

Così continueranno a morire migliaia di persone, noi ci terremo le bollette astronomiche, Stati Uniti e Cina proseguiranno ad arricchirsi alle spalle dell’Europa frenata per la guerra in casa. Finché non scoppierà, chissà come, la pace. O, più facilmente, la bomba.