L'Editoriale

Corruzione, il Governo balla con Lupi

La forza riformatrice di un governo si vede dai suoi atti, ma anche nella coerenza di ogni suo comportamento. Aumentare le pene per il falso in bilancio è un manifesto, così come aver voluto l’autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. Poi scopriamo che il figlio del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, lavora per un costruttore generoso nel regalare orologi da migliaia di euro. Scoppia la bufera e il ministro ci informa di non aver mai chiesto favori per il figlio. Ovviamente c’è da crederci, prima di tutto perché un Paese civile non può essere che garantista. Se però non vogliamo far la figura di chi porta l’anello al naso (inteso come popolazioni tribali, non come tanti giovani che si fanno i piercing dappertutto e sono contenti così) non possiamo ignorare che in un certo contesto di rapporti amicali il favorito a sua insaputa poi magari ricambia la carineria altrettanto all’insaputa di chi riceve appalti milionari. Dunque non per carenza di garantismo ma per un minimo di rispetto della nostra intelligenza abbiamo ottimi motivi per attendere le dimissioni del suddetto ministro. A meno di non dare spago a chi dubita dei reali propositi di tutto il Governo.