Cosa non c’è nel piatto della politica

La Procura di Roma guarderà nel piatto di Ignazio Marino. In un Paese di briganti che rubano milioni, i giudici dovranno stabilire se il sindaco ha scroccato qualche pranzo o il vino messo in conto doveva costare qualche euro meno. D’altra parte siamo ormai abituati a giudici che frugano negli scontrini delle mutande verdi o ai consiglieri regionali che si fanno rimborsare i gratta e vinci. Inchieste che costano più di quanto si riuscirà mai a recuperare. Quello che invece è irrecuperabile è la spregiudicatezza di chi utilizza la politica per farsi rimborsare pure gli spiccioli, e di fronte all’emergere di tanta miseria fa spallucce. Non c’è figuraccia che possa spingere questi signori a dimettersi. Il caso di Roma è ormai da antologia. Persino il Papa dà del bugiardo al sindaco? Colpa dei giornalisti che fanno domande inopportune al Pontefice. I Casamonica fanno i cortei a cavallo per la città? Tocca alla polizia vigilare. Mafia capitale controlla il Comune? La responsabilità è di Alemanno. Ma se a ogni problema c’è sempre qualcun altro che ci deve pensare, che ci sta a fare allora il sindaco? A parte mangiare a spese nostre, ovviamente.

Cosa non c’è nel piatto della politica