L'Editoriale

Costano caro i capricci della politica

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Non c’era bisogno di Salvini che si auto-conferisce l’incarico per far scoprire a Mattarella che a Hollywood possono prendere appunti per girare un film sul “Governo più pazzo del mondo”. Mentre il Quirinale è notarile nelle sue mosse – dal rito di sapore ottocentesco delle consultazioni fino al mandato esplorativo alla Casellati come esponente della coalizione più votata alle urne – giù dal Colle se ne vedono di tutti i colori. Di Maio, per cominciare, continua a fare il bullo con Berlusconi, accettandone – bontà sua! – un incomprensibile appoggio esterno. In cambio Salvini dovrebbe rompere l’alleanza e fare gratuitamente da ruota di scorta ai Cinque Stelle che se ne vanno a Palazzo Chigi. Ovvio che con tali pretese il leader grillino non porta a casa niente, se non continuare a tentare il Pd su una convergenza che resta improbabile finché a comandare sarà di fatto ancora Renzi. A sondare ogni possibilità in questa direzione sarà il prossimo giro di faccia a faccia, che Mattarella potrebbe chiedere a Roberto Fico. In questo scenario va letta la sparata di Salvini, che ha finito per rivelare il suo nervosismo minacciando di scendere personalmente in campo per sciogliere la matassa, con una presunzione che fa tanto ricordare il ghe pensi mi di altri tempi del Cavaliere. Intanto il tempo passa e il Paese resta senza un timone. Poco male mentre le acque restano calme con il Fondo monetario che abbaia e la speculazione dei mercati che non morde. Ma se il vento dovesse cambiare i capricci della politica presenteranno il conto.

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