L'Editoriale

Il crollo stupefacente di Matteo

MATTEO SALVINI
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Salvini continua a derubricare la storia di droga del suo ex collaboratore Morisi come un fatto personale. Ma le abitudini di chi ha inondato i Social network di indignazione verso immigrati e spacciatori hanno aperto gli occhi a tantissimi italiani sull’ipocrisia della propaganda leghista, e stavolta molti vedranno di non farsi fregare nuovamente nelle urne (leggi l’articolo).

Così lo scenario del 4 ottobre potrebbe presentarsi completamente diverso da quello che il Centrodestra spera, con le maggiori città confermate a Sinistra e Cinque Stelle, e gli eventuali ballottaggi in salita per i candidati che adesso capiamo perché Meloni & C. hanno voluto tutti civici. In questo modo, infatti, se si vince è merito dei partiti; se si perde è colpa loro.

In quest’ultimo caso al Capitano non resterà che una cosa da fare: spolverare il Rosario e pregare di andare a elezioni un attimo dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, prima che Giorgetti e i governatori del Nord convochino un congresso e lo licenzino. Perciò ancora ieri il segretario si è tolto la maglia della maggioranza e ha messo quella dell’opposizione, attaccando Draghi sulle riaperture, in quel gioco perpetuo della Lega di lotta e di governo che non spaventa più nessuno.

Anzi, più Salvini crea instabilità più si avvantaggiano gli avversari, ai quali non parrebbe vero un’uscita della Lega dall’Esecutivo, magari annunciata da un Papeete invernale. L’unica strada che permetterebbe a Matteo di inseguire Giorgia, ma che i leghisti con cadrega non permetteranno più, a costo di pugnalare il capo, memori del suicidio al Papeete estivo.

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