L'Editoriale

Cuffaro, più vendetta che giustizia

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Qui il buonismo non c’entra niente. E neppure l’umana pietas per un uomo che si sta facendo sette anni di carcere, colpevole di aver favorito inconsapevolmente un mafioso, mentre fior di sicari poi pentiti godono di privilegi, stipendio e protezione dello Stato. Ma quello che sta accadendo all’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, si può definire con due sole parole: accanimento giudiziario. La decisione del giudice di sorveglianza, che ha impedito al recluso di visitare brevemente l’anziana madre malata di Alzheimer, non si riesce a capire proprio che tipo di azione riabilitativa insegua. E la motivazione al diniego di un permesso tradisce più un senso di vendetta che di giustizia. Cuffaro – scrive il giudice – aveva già visto la madre nel gennaio 2013, quando poté visitare il padre a pochi giorni dalla morte. La donna, inoltre, adesso è poco cosciente e dunque potrebbe non accorgersi del figlio. Come se una madre malata si visitasse per sua consolazione e non per assecondare il nostro naturale bisogno di onorare un genitore. Così la giustizia prende un altro sapore: quello della vendetta.

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