L'Editoriale

Da Draghi dispettucci da Asilo Mariuccia

MARIO DRAGHI
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Sarà pure l’italiano più figo del mondo, come ce l’hanno venduto i giornali dei poteri forti suoi amici, ma ieri Mario Draghi si è comportato come un bambino dell’asilo Mariuccia. Dopo che i ministri Cinque Stelle si sono guardati bene dal votare una norma che ci fa fare una completa marcia indietro sulla transizione ecologica, costruendo un nuovo inceneritore quando dovremmo dismettere quelli in funzione, il premier si è vendicato minacciando il Superbonus 110%, cioè l’incentivo che ci ha permesso di raggiungere l’anno scorso il +6,6% di Pil.

Il provvedimento, si sa, è farina del sacco del Movimento, e risponde a tre linee guida dell’unica forza ambientalista rilevante in Parlamento, dato che Verdi e Sinistra radicale chi li ha visti? Per non parlare del Pd che vota di tutto, purché inquini: dal Tav alle trivelle nell’Adriatico. Con il Superbonus si recupera invece efficienza energetica, si redistribuiscono risorse finanziarie a migliaia di piccole e medie imprese piuttosto che ai soliti quattro boss della grande industria, e si muove l’economia.

Draghi però aveva fretta di far pagare a Conte lo strappo in Consiglio dei ministri e perciò ha colto la prima occasione utile – un intervento programmato all’Europarlamento – per scagliarsi contro la misura, facendo una figura di tolla, perché proprio Bruxelles ha promosso in più occasioni questo strumento, e adesso sentirsi dire di essersi sbagliati ha reso lampante la natura di una posizione puramente ritorsiva. Quello che non ti aspetti da un premier, a meno che sia piccolo piccolo.

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