L'Editoriale

Da Storace ad Aldo Grasso: medaglie sul petto della Notizia

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Ieri l’ha fatto Francesco Storace. Ve lo ricordate? Ex portavoce di Fini, ex ministro della Sanità dimissionario, ex governatore del Lazio che ha lasciato un buco per cui gli ospedali regionali sono stati commissariati per anni. Dopo avermi ricoperto di insulti su Twitter per aver fatto notare la “curiosità” della sua assunzione come vicedirettore al Tempo, quotidiano del colosso delle cliniche private Angelucci, a cui la Regione che guidava consegnò vagonate di milioni di euro pubblici, Storace ha minimizzato La Notizia perché, in sintesi, è un giornale che non legge nessuno.

La stessa solfa l’hanno già detta in tv Belpietro, Calenda e da ultimo il professore Zecchi, cavandosela così piuttosto che rispondere nel merito a uno dei pochi giornalisti che non si beve le loro panzane. A tali signori, e ai bifolchi che rilanciano l’identica sciocchezza sui social network, con offese e minacce, intendo però spiegare che questo giornale e chi ci lavora sono orgogliosi di essere una voce libera, che non prende finanziamenti pubblici e non fa gli interessi di editori in conflitto d’interessi, e se spesso siamo al centro di litigi in tv non è per farci vedere ma per non essere complici di trasmissioni di evidente propaganda politica e disinformazione.

Il critico televisivo del Corsera, Aldo Grasso, mi ha definito un disturbatore, ma porre domande scomode o contrastare palesi falsità non è disturbare, ma fare dignitosamente un mestiere che dovrebbe permettere persino a Storace di vedere l’indecenza delle porte girevoli tra politica e professione.

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