Se lโItalia รจ il Paese dei furbi che conosciamo parte della colpa รจ di una Giustizia che si fa fatica a comprendere, oltre che sentire giusta. E come credere davvero che la Legge sia uguale per tutti quando sentiamo da una parte il pm Di Matteo risalire agli Assiri e ai Babilonesi pur di incastrare Berlusconi, a corollario della presunta trattiva tra Stato e mafia, mentre altri magistrati con in mano la limpida intercettazione di De Benedetti che fa quattrini utilizzando informazioni privilegiate รจ istantaneamente perdonata? Per chi non fa partigianerie pro o contro il Cavaliere (ma anche pro o contro i magistrati, e quelli di Palermo che indagano su Arcore ancora di piรน), รจ impossibile non sentire nei tribunali due pesi e due misure. Con situazioni che finiscono per diventare grottesche – per quanto tecnicamente dovute – come la decisione della Procura di Roma di indagare su chi ha fatto arrivare ai giornali la conversazione del presidente onorario di Repubblica e Stampa col suo broker, coperta dal segreto istruttorio. Si guarda insomma al dito per non vedere la luna, con lโaggravante di accomunare ben altre e piรน mirate fughe di notizie che hanno coinvolto i comandi di Carabinieri, Guardia di Finanza e il magistrato Woodcock (sul quale รจ stata chiesta lโarchiviazione) e persino i Servizi segreti, facendo sorprendentemente comparire nel cataclisma della Popolare di Vicenza informazioni sulle spese dei nostri apparati di sicurezza che odorano tanto di regolamento di conti tra 007 a un giro dโisolato dal cambio dei vertici.
Fuggano pure come gli pare, ma da direttore di un quotidiano che non fa certo giornalismo dโagenzia – e dunque fatica molto nel cercare prima di altri le informazioni, prendendosi a raffica pressioni e querele – non ho dubbi sullโobbligo di pubblicare sempre le notizie, a patto perรฒ di non diventare la clava con cui qualche interessato (soprattutto allโanonimato) vuol bastonare un suo nemico. La trasparenza รจ dโaltra parte la maggiore forma di rispetto verso i lettori, e questo non perchรฉ lo dica prima di tutti il Codice deontologico della professione, ma perchรจ a pagina uno dellโereditร che ci ha lasciato un grande maestro come Indro Montanelli cโรจ scritto che i giornalisti hanno un solo vero editore: il lettore. Purtroppo perรฒ non viviamo nel migliore dei mondi possibili, e le carte riservate ormai girano come aquiloni, anche se volendo alcune misure di protezione ci sono. In una conversazione personale con il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri su unโintervista a Giovanni Minoli, su Radio 24, mi รจ stato spiegato limpidamente come certe fughe di notizie durante inchieste delicate possano avere dietro soltanto due manine: o quella del pm o quella dellโautoritร di polizia giudiziaria che lavora per il pm stesso. Se le carte appaiono allโimprovviso sui giornali e a farle uscire รจ stato il magistrato, la cosa finisce lรฌ. Se invece รจ stata lโautoritร di polizia giudiziaria (possono essere Carabinieri, Fiamme gialle, ecc.) allora un qualunque pm in disaccordo revocherebbe subito il mandato, scegliendo altri e piรน โabbottonatiโ collaboratori. Quante volte abbiamo visto di questi comportamenti? Non cโรจ bisogno di fare fatica inutile sforzando la memoria se non viene in mente nessun caso.
Nella vicenda della telefonata tra De Benedetti e il suo broker – circostanza che al di lร dei possibili aspetti penali (cโรจ una richiesta di archiviazione ancora non concessa) fa fare allโex editore di Repubblica certamente una non meravigliosa figura – cโรจ poi la consegna delle carte secretate al Parlamento, alla Commissione bicamerale dโinchiesta sulle banche guidata da Pier Ferdinando Casini. Tutti i componenti della Commissione – 20 deputati e 20 senatori – avevano il fascicolo inviato correttamente dal Procuratore Pignatone dopo lโaudizione dellโallora presidente Consob, Giuseppe Vegas. Oh trovalo chi ha passato i documenti ai giornalisti! La Giustizia dunque farร il suo corso aprendo il milionesimo fascicolo che resterร a carico di ignoti, cosรฌ perรฒ facendo scendere piรน in basso, nella montagna di incartamenti, le altre fughe di notizie decisamente piรน facili da accertare. I furbi che si prendono gioco delle regole di questo Paese e dei tribunali, segnano un altro punto a loro favore.