Una destra che urla i suoi silenzi

La leader di Fratelli d’Italia si è fatta l’ultimo spot prima dei ballottaggi stroncando la Lamorgese, senza dirci come si poteva fermare Castellino.

Sapete come si dice: se hai ragione grida, ma se hai torto urla più forte. E da come ieri strillava la Meloni (leggi l’articolo) chissà che scheletri ci sono nell’armadio di una destra a dir poco surreale, che di fronte alle violenze di fascisti e No Green Pass a cui alliscia il pelo gira la frittata accusando la ministra dell’Interno per aver costruito ad arte una precisa strategia della tensione.

GIORGIA MELONI IN PIAZZA DEL POPOLO PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI ENRICO MICHETTI

Così, con parole e modi da squadrista, la leader di Fratelli d’Italia si è fatta l’ultimo spot prima dei ballottaggi stroncando la Lamorgese, senza dirci come si poteva fermare quel delinquente di Castellino in mezzo a una piazza esasperata, dove poteva scapparci il morto. Un mancato intervento di cui è responsabile il prefetto – quello di Roma è stato spinto dalla Lega – mentre la delega per l’ordine pubblico è del sottosegretario Molteni, pure questo del partito di Salvini. Proprio quest’ultimo, per fuggire da tali dettagli, ha ricominciato col giochino del piede in due staffe, un po’ all’opposizione e un po’ al governo, infilandosi nell’ufficio di Draghi per dirgli che di certi ministri non si fida, guardandosi bene però dal lasciare l’Esecutivo.

Un confronto al quale si è presentato proponendosi come il gran pacificatore, chiedendo di gettare acqua sul fuoco che lui stesso appicca dall’inizio della pandemia con ogni appiglio: le mascherine, i ristori, i banchi a rotelle, le chiusure, i vaccini che prima non arrivavano e ora si possono non fare, fino ai tamponi e il Green Pass. Il re dei piromani, insomma, che si candida a fare il capo dei pompieri. Se non ci fosse da piangere, ci si potrebbe scompisciare dal ridere.