L'Editoriale

Una destra che urla i suoi silenzi

GIORGIA MELONI
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Sapete come si dice: se hai ragione grida, ma se hai torto urla più forte. E da come ieri strillava la Meloni (leggi l’articolo) chissà che scheletri ci sono nell’armadio di una destra a dir poco surreale, che di fronte alle violenze di fascisti e No Green Pass a cui alliscia il pelo gira la frittata accusando la ministra dell’Interno per aver costruito ad arte una precisa strategia della tensione.

Così, con parole e modi da squadrista, la leader di Fratelli d’Italia si è fatta l’ultimo spot prima dei ballottaggi stroncando la Lamorgese, senza dirci come si poteva fermare quel delinquente di Castellino in mezzo a una piazza esasperata, dove poteva scapparci il morto. Un mancato intervento di cui è responsabile il prefetto – quello di Roma è stato spinto dalla Lega – mentre la delega per l’ordine pubblico è del sottosegretario Molteni, pure questo del partito di Salvini. Proprio quest’ultimo, per fuggire da tali dettagli, ha ricominciato col giochino del piede in due staffe, un po’ all’opposizione e un po’ al governo, infilandosi nell’ufficio di Draghi per dirgli che di certi ministri non si fida, guardandosi bene però dal lasciare l’Esecutivo.

Un confronto al quale si è presentato proponendosi come il gran pacificatore, chiedendo di gettare acqua sul fuoco che lui stesso appicca dall’inizio della pandemia con ogni appiglio: le mascherine, i ristori, i banchi a rotelle, le chiusure, i vaccini che prima non arrivavano e ora si possono non fare, fino ai tamponi e il Green Pass. Il re dei piromani, insomma, che si candida a fare il capo dei pompieri. Se non ci fosse da piangere, ci si potrebbe scompisciare dal ridere.

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