L'Editoriale

Dire bugie c’entra poco con l’onestà

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Onestà, onestà. Non siamo arrivati neanche a cento giorni della Raggi in Campidoglio che la parola manifesto dei Cinque Stelle si sta trasformando in un’illusione più grande del precedente slogan di successo, quella rottamazione con il copyright di Matteo Renzi poi rivelatasi giusto una partita di potere nel Pd. Proprio ieri in un’intervista al Corsera la sindaca assicurava di aver avuto garantito dal suo assessore all’Ambiente Paola Muraro di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. In serata però si è scoperto che la Muraro è indagata da aprile e la stessa ne era a conoscenza dal 18 luglio. Qui perciò qualcuno ha mentito e siccome onestà non significa solo non commettere reati, ma anche non prendere in giro i cittadini, l’amministrazione capitolina è indifendibile. Se poi a questa credibilità dimezzata aggiungiamo i sospetti di una presunta regia dell’avvocato Pieremilio Sammarco (ex socio dello studio legale di Cesare Previti) dietro l’indicazione come assessore dell’ex magistrato contabile Raffaele De Dominicis, ecco che il Movimento finisce per assomigliare a tanti altri partiti. Dove la parola onestà almeno non era uno slogan.

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