L'Editoriale

Due Mattei e una mangiatoia

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Bene, bravo, bis! Come amanti che non vedevano l’ora di finire di nascondersi, ieri in Senato il Matteo di destra ha fatto outing, correndo a complimentarsi con il Matteo di sinistra. Da sempre i due si scambiano amorosi sensi, e anche quando ci presero a tutti in giro promettendo di scannarsi da Vespa, alla fine si guardarono bene dall’affondare i colpi.

A Renzi d’altra parte è lecito che manchi il Nazareno, con i bei tempi andati a Palazzo Chigi e il lascia passare nelle tv del Cavaliere, mentre Salvini si sa che schiuma dalla voglia di infilarsi nei salotti buoni, quelli dove seppure per una stagione sola tutti si inchinavano allo statista di Rignano, al contrario del segretario del Carroccio, che Confindustria e dintorni incensano davanti e poi, di dietro, considerano a malapena un parvenu.

Facendo i cavoli suoi, esattamente alla pari del leader della Lega che tradì il Centrodestra per andare al Governo con i Cinque Stelle nel Governo Conte1, per non parlare di Berlusconi che per difendere Mediaset si è improvvisamente offerto di aiutare il Conte2, Renzi è salito sul carro giallorosso solo per non sparire dalla faccia della politica. Ridotto al due per cento e frattaglie, ha così ministri, sottosegretari, manager di riferimento, e sta al centro del dibattito pubblico, con l’unica esigenza di spararla ogni giorno più grossa per impedire che gli italiani si dimentichino della sua esistenza.

In questo quadro si è arrivati all’ennesimo penultimatum, andato in scena ieri sera con un intervento a Palazzo Madama che mette sul tappeto la crisi di Governo, facendo vedere Italia Viva che ci mette un attimo ad accordarsi con i sovranisti pur di ottenere un nuovo premier, possibilmente un burattino (Draghi stia tranquillo) che non faccia ombra né a lui né al gemello della Lega.

Un gioco da disperati, in mezzo a una pandemia con centinaia di morti al giorno e alla spregiudicatezza di portare in bocca a Salvini e alla Meloni (la Meloni!) il suo manipolo di fedelissimi eletti con le insegne del Pd. Il cambio di passo della politica italiana è in pericolo, soprattutto ora che c’è la mangiatoia dei fondi europei, ma con questi leader era da illusi non aspettarselo.

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