L'Editoriale

L’Europa e i conti senza cuore

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Va bene: come ci hanno abbondantemente illustrato diversi giornali, il paragone tra i conti di Italia e Francia non regge, e dunque è giusto che Roma messa molto peggio di Parigi strozzi le famiglie e quel poco di economia che resiste, mentre Macron potrà fare il doppio del nostro deficit per non farsi cacciare dall’Eliseo assediato dalla protesta dei gilet gialli. Va bene, si diceva, perché tecnicamente le condizioni dei due Paesi sono un po’ diverse: in Francia il debito pubblico è al 99% del Pil e qui al 130, la disoccupazione al 9% e qui intorno al 12, la previsione sulla ricchezza prodotta quest’anno è dell’1,6% mentre qui sarà grasso che cola se arriviamo all’1%. Numeri che nell’Europa immaginata come Comunità dai padri fondatori dovrebbero giustificare più solidarietà proprio per lo Stato in difficoltà e non per quello che se la passa meglio. Ma questa è l’Europa in cui c’è sempre qualcosa di più importante dei popoli, e dietro allo scudo delle regole si giustificano autentici crimini: dal saccheggio della Grecia al progressivo taglio delle politiche sociali in tutta l’Unione, con centinaia di migliaia di morti ogni anno per gli ospedali senza letti e medicine, l’insicurezza per la perdita di posti di lavoro e il decadimento dei sistemi di welfare, la mancanza di protezione dovuta al ridimensionamento persino nelle forze di polizia. Un regalo a chi cavalca le paure, che così presto o tardi farà inevitabilmente saltare un’idea vincente com’è invece l’Europa, purtroppo tradita da leader (e dai loro solerti ascari) dalla misera visione tecnicistica e mercantile, priva di umanesimo e visione del futuro. Una strada dritta verso la decadenza, che incredibilmente trova anche in Italia tanti avvocati difensori, tutti prodighi di critiche per un Governo che ha cercato di dare un po’ di ossigeno a una nazione con cinque milioni di poveri assoluti. Avvocati delle cause perse, perché dopo aver contribuito a lasciare indietro chi ha più bisogno, domani avranno ben poco da dire quando saranno lasciati indietro tutti gli altri.

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