L'Editoriale

Fa comodo sparare sulla Cina

Cina
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Con tanti cinesi che ci sono (un miliardo e 400 milioni) da qualche tempo diversi programmi tv cercano espressamente me per sentire un’idea diversa da quella di chi accusa la Cina di ogni nefandezza. Dal cibo avariato allo sfruttamento nel lavoro, sino all’avere infettato il mondo col Covid e sostenere i talebani in cambio delle miniere afghane, la retorica su un Paese nemico dell’Occidente sta dilagando, e le destre che pescano bene in un pubblico condizionabile e poco informato hanno gioco facile nel cavalcare questo sentimento anti-cinese.

Il Dragone – sia chiaro – è governato da un regime, ha giganteschi problemi di trasparenza e di violazione dei diritti umani. Ma questo accade da sempre, mentre l’allergia alla Cina seppure antica ha cominciato a montare di recente, spinta da chi ha costantemente bisogno di un nemico per tenere unita la sua piazza.

Così negli Stati Uniti Trump ha raccolto consensi con l’alibi del riequilibrio commerciale, mentre l’Europa acriticamente atlantista s’è accodata, allargando la questione al più generale problema dell’immigrazione. Perché allora i talk show mi pressano invece di rivolgersi altrove? Un motivo sta nel fatto che se fosse per le destre saremmo già in guerra coi cinesi, e ai giornalisti d’area perennemente a caccia di “mostri”, ora che su Speranza e Conte hanno finito gli improperi non basta denigrare la sola Lamorgese.

Allo stesso modo gli opinionisti di sinistra sulla Cina storcono il naso, in quanto la via della seta l’ha firmata Conte, e nel Pd senza Washington non si fa carriera. Resta dunque chi ha una linea indipendente, per ubbidire a un editore non ha bisogno di inventarsi congetture su Grillo che discute di ambiente con l’ambasciatore cinese, e soprattutto se ne frega del linciaggio di un pubblico di sempliciotti alimentato da propaganda e pregiudizi.

Perciò sulla Cina, insieme alle ombre sostengo che vadano raccontate le luci, le potenzialità per una convivenza pacifica con l’Oriente, i tesori culturali e le potenzialità commerciali. Lasciamo agli stolti di farci a botte. E non sacrifichiamo i nostri interessi per le baggianate elettorali.

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