L'Editoriale

Alitalia, facciamo volare la prodigalità

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Quando c’è di mezzo l’Alitalia la regola è non badare a spese. Da sempre, nei suoi settanta anni di storia, la Compagnia ha vissuto al di sopra delle sue e delle nostre possibilità. Perché questa azienda l’abbiamo pagata e ripagata tante volte. Gli sprechi e l’abbraccio mortale con la politica l’hanno ridotta nella situazione che vediamo, commissariata per non andare in liquidazione, con migliaia di dipendenti messi alla porta anno dopo anno. E quelli rimasti, così affezionati al loro azienda da averne deciso il sostanziale fallimento votando no al referendum sull’ultimo disperato piano di salvataggio. Un epilogo che avrebbe dovuto indurre a smetterla con la prodigalità. Siccome però in Italia ci teniamo alle tradizioni, ecco che ancora una volta il nostro Governo è stato generoso. Il vettore chiedeva 300 milioni di prestito ponte (ma ponte con chi se non si conosce il possibile acquirente?) ed ecco che lo Stato gliene passa 600. Serviva un commissario? Non c’è problema, il ministro Calenda ne nomina tre. Guarda caso tre nomi graditi alle banche azioniste e creditrici. La pecora consegnata al lupo. Con 600 milioni nostri.

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