L'Editoriale

I finti miracoli di Gualtieri

Roberto Gualtieri
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Facciamolo santo subito. E visti gli ultimi miracoli, mettiamolo tra i beati che contano, minimo minimo alla destra del Padre. A Roberto Gualtieri, d’altra parte, i prodigi vengono così, naturali. Prendiamo la sporcizia di Roma. Aveva promesso una pulizia straordinaria a dicembre, e puntualmente il presidente della Regione Lazio – e suo compagno di partito – Zingaretti ha riconosciuto che la città non è più zozza come prima (leggi l’articolo).

E pazienza se i romani che leggono adesso diranno che non è vero per niente. Quella con la Raggi era immondizia vera, mentre con Gualtieri è una nostra allucinazione. Lasciamo perdere poi i cinghiali e tutto il giardino zoologico che affollava le strade della Capitale e le cronache dei giornali. Se ora non se ne parla più vuol dire che se ne sono tornati nella foresta. Anche il maltempo, che scostumato, alla prima pioggia ha fatto scoppiare i tombini, malgrado la solenne promessa in campagna elettorale di liberarli per impedire gli allagamenti arrivati puntuali. Ma mancava ancora un miracolo di quelli che nessuno sa fare.

E allora Gualtieri ha preso il ponte di ferro, quello andato a fuoco il 2 ottobre scorso e per il quale tutti dicevano che serviva almeno un anno di lavori di manutenzione, e ne ha annunciato la riapertura tra dieci giorni. Gli è bastata un’occhiata ed è sparito il danno strutturale. Certo, un po’ ha aiutato il parere dei tecnici che con la Raggi erano sempre negativi e interdittivi su tutto. Ma ora il vento è cambiato, e pure l’impossibilità si può fare. Se non sono miracoli questi…

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