L'Editoriale

Giudicare il Quirinale non è reato

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Storace è stato condannato per molto meno. Vilipendio al Capo dello Stato è il reato d’opinione (antico quanto superato) che è costato sei mesi sei al leader della Destra. Con tutto quello che ha detto ieri, Beppe Grillo dovrebbe finire perciò in galera. E buttata la chiave. Ma Grillo ha espresso un giudizio supportato da fatti assolutamente incontrovertibili. Questo Presidente – che la politica applaude come se nei suoi nove anni il Paese avesse fatto un passo avanti e non cento indietro – ha stravolto la Costituzione sulla quale aveva giurato. Tanto modificata che i costituzionalisti più sensibili alle sirene del potere hanno dovuto ammettere lo sdoppiamento della Carta fondamentale in una Costituzione formale e in un’altra sostanziale. La negazione, insomma, della certezza del diritto. Solo così il presidente, immaginato dai padri costituenti come arbitro della politica, è diventato player della politica. A tal punto da imporre tre Governi (Monti, Letta e Renzi) senza il voto degli italiani. E solo la storia potrà dire che ruolo ha avuto il Quirinale nella caduta di Berlusconi decisa dalla grande finanza e dalle cancellerie europee. Il vilipendio degli italiani.

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