L'Editoriale

Contro Green Pass e smart working guerre criminali

Green Pass
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Chissà che mondo pensano di conquistare quei politici, con i loro agit-prop di complemento, che non demordono nel fomentare le piazze contro il Green Pass, una misura senza la quale oggi saremmo sotto il 70% di vaccinati, anche perché le somministrazioni gestite dal generale Figliuolo si sono arenate, soprattutto sulla fascia del cinquantenni. Con sofismi e questioni di principio che sono uno schiaffo ai tanti morti quotidiani, le destre opportuniste di Salvini e Meloni, amplificate dai loro trombettieri nei salotti tv e nei giornali, gigioneggiano su una contraddizione bella e buona: siccome il Green Pass è una limitazione della libertà, e questo è inaccettabile, allora togliamolo di mezzo e il governo imponga i vaccini obbligatori.

Se così fosse, però, di libertà non ne resterebbe l’ombra, e immancabilmente gli stessi che adesso parlano di dosi obbligatorie saranno i primi a riprendere – e stavolta giustamente – la tiritera della dittatura sanitaria. Dunque, tutto quello a cui assistiamo non è altro che un giochino per tenere in tensione il Paese, assolutamente irresponsabile in mezzo a una pandemia e con gravi affetti collaterali. Il più visibile è l’assist a No-vax e complottisti d’ogni tipo, che rischia di far sfogare tanto disagio in atti di violenza. Ma c’è anche un altro aspetto, niente affatto secondario, su cui potremmo pagare un prezzo altissimo disperdendo una delle poche cose buone derivate dal virus: lo sviluppo dello smart working.

Per aumentare la produttività e spingere i dipendenti pubblici a vaccinarsi, il ministro Brunetta sta riportando tutti a lavorare in presenza, negli uffici dove presto entreranno solo col Green Pass. Ridurre il telelavoro in una struttura dello Stato e degli Enti locali ancora poco ricettiva sui sistemi digitali, per quanto stabilendo delle quote di smart working, significa però riallontanare il personale da un’organizzazione dei servizi quasi esclusivamente vincolata alle tecnologie, finendo per riabbracciare la vecchia burocrazia. Per questo molti settori industriali hanno firmato degli accordi con i lavoratori per proseguire l’attività buona parte dell’anno a distanza, e non solo qualche settimana, come immagina il ministro nel caso degli statali.

Insomma, per mettere in sicurezza l’Italia e dare una mano alla campagna vaccinale rallentata da troppi cattivi maestri, si sta facendo l’ennesimo errore. Ed è incredibile che politici aspiranti a governare, o i tanti criminali travestiti da intellettuali che gli tengono bordone, perseverino nel creare paure e confusione, senza sentire invece il dovere di aiutare la collettività a superare questo momento drammatico. Evidentemente si sono fatti il conto di guadagnare qualcosa dal caos, e non c’è dubbio che certi peli superflui della politica – alla Paragone per intenderci – senza la guerra al Green Pass non starebbero tutti i giorni in tv. Così facendo, forse, un giorno saranno i padroni di un Paese devastato. Contenti loro.

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