L'Editoriale

Guerra in Ucraina, i Måneskin sveglino anche Putin

Guerra in Ucraina Maneskin
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A sentire la stampa americana, Joe Biden vuole candidarsi per un secondo mandato, da cominciare quando avrà 82 anni. E dire che l’età della saggezza ce l’avrebbe già, se non fosse per l’assoluta incapacità di cercare una mediazione sulla guerra in Ucraina, dove anzi continua a proporre le solite ricette: sanzioni e isolamento di Mosca.

Guerra in Ucraina, i risultati della politica di Joe Biden

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la carneficina non si ferma mentre il Fondo monetario internazionale certifica che il Pil del mondo va in malora. Così l’Occidente si fa più insofferente, e si moltiplica chi tifa Putin, o lo giustifica rivangando le colpe della Nato – non poche – anche se tra Patto Atlantico e Russia il più pulito ha la rogna.

Per questo sbaglia chi attacca persino i Måneskin, che mandano a quel paese un personaggio che resterà nella storia come uno dei più sanguinari di questo secolo, imperdonabile per le atrocità commesse non solo in Ucraina e per la povertà nella quale sta trascinando per chissà quanti anni la sua gente.

Gli errori dell’Europa

Ma allo stesso tempo sbagliamo noi europei a non pretendere di alzare l’asticella del dialogo, trascinando Putin e Zelensky a un tavolo, affinché se le diano lì di santa ragione, e lascino in pace gli ostaggi di una guerra che fa comodo a chi specula sull’energia, a chi fa affari con le armi e le materie prime o, peggio, a chi coltiva mire egemoniche e può approfittare dello stallo generale per regolare i conti in casa propria, come la Turchia che ha ripreso a bombardare i curdi (tanto ora Erdogan chi lo sanziona?) o la Cina che mira a Taiwan. Tutte prossime tragedie se non facciamo subito un accordo con Putin.

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