L'Editoriale

La guerra sporca al Green Pass

Green pass
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Il vaccino obbligatorio sì, il Green Pass no. Se qualcuno non avesse ancora capito perché i sindacati hanno perso forza e ruolo contrattuale nel nostro Paese, questa assurda strategia contro il Covid ce ne dà una spiegazione. In linea con parte della destra (Lega e Fratelli d’Italia) le confederazioni dei lavoratori giurano di non voler grattare la pancia ai no vax, ma poi – opponendosi all’unico strumento che sta smuovendo gli indecisi – di fatto favoriscono il rallentamento della campagna vaccinale.

Qui peraltro la situazione è diventata imbarazzante per il commissario Figliuolo – che sta molto indietro negli obiettivi previsti – e scandalosa per quasi tutta la stampa nazionale, che pur di non chiederne conto al premier fa finta di non accorgersi del ritardo nelle somministrazioni. Il risultato è che la pandemia sta riprendendo forza, a poche settimane dall’inizio della scuola più del 12% degli insegnanti non ha fatto nemmeno una dose e rischiamo di essere disarmati di fronte allo zoccolo duro di diversi milioni di italiani che non ne vogliono sapere dei vaccini.

Ora è chiaro che l’obbligo per legge taglierebbe la testa al toro, ma le destre che chiedono a Draghi di assumersi questa responsabilità sanno bene quanto tale imposizione sia traumatica sul piano sociale, e c’è da scommetterci che in caso di presentazione della norma poi troveranno una scusa per non votarla in Parlamento, magari riesumando la stessa sciocchezza della dittatura sanitaria utilizzata l’anno scorso per non farci indossare nemmeno le mascherine. Siamo di fronte, dunque, ad atteggiamenti irresponsabili, sia nel caso della trimurti sindacale che dei partiti ostili al Green Pass. Con un distinguo però.

Mentre si può capire che la Meloni dall’opposizione alzi polveroni, è farneticante che sulla stessa linea si muova chi sta al governo, come fa Salvini, tra l’altro non sempre seguito dai suoi presidenti di Regione e sindaci alle prese con la tenuta degli ospedali. Su questo, come sulla Lamorgese per il rave party di Viterbo, la Lega abbaia ma poi non morde. La coerenza è scomoda, le poltrone dei ministeri no.

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