L'Editoriale

I 5 Stelle e l’unità necessaria

Conte Grillo M5S
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Non ne scrivo i nomi perché non li conosco come non li conosce quasi nessuno, però rispetto l’inquietudine con cui un gruppo di attivisti ed eletti 5 Stelle ieri ha lasciato il Movimento per dar vita all’ennesima sigla del panorama politico: Partecipazione attiva. Sognavano di cambiare il mondo come fanno i sostenitori di ogni partito, ma dopo anni, e in qualche caso una poltrona assicurata nelle istituzioni, si sono accorti che i 5S non sono quello che pensavano. Quindi giù con le accuse agli ex compagni di viaggio, definiti (quando va bene) traditori scesi a patti col sistema, e pazienza se il primo degli impegni sottoscritti era quello di dimettersi semmai si fosse mollato il simbolo con cui ci si era presentati agli elettori.

D’altra parte il Movimento ha pagato prezzi altissimi per trasformarsi da forza di opposizione in forza di governo, e tanti protagonisti della prima ora hanno scelto strade diverse, da L’Alternativa c’è al disimpegno, magari aspettando nuovi o vecchi Messia, che si chiamino Casaleggio, Di Battista o altro poco importa. Dunque l’inquietudine per i compromessi e le alleanze strumentali è comprensibile, ma proprio per questo non condivisibile. Se i 5 Stelle con la potenza di fuoco del 32,6% preso alle ultime politiche non hanno sfondato molte roccaforti dei vecchi poteri, le piccole frazioni sono destinate all’irrilevanza.

Anche perché dopo anni di stampa bugiarda tante persone si sono convinte delle menzogne sul Movimento, e non fanno eccezione per chi se ne va sbattendo la porta. Dunque l’unica strada per chi vuole ancora cambiare il mondo è raccogliere la sfida che può lanciare un nuovo leader come Conte. Non si sarà d’accordo su tutto? È inevitabile, ma sparendo si aprirà un campo larghissimo alla restaurazione, e si tradirà chi si è promesso di aiutare, come quei tre milioni di italiani che solo i 5S hanno tolto dalla miseria più nera, dove gli altri partiti li vogliono ricacciare cancellando o stravolgendo il Reddito di cittadinanza. Queste sono le battaglie che contano, e che cambiano la società nel profondo. Il resto sono giochi di poltrone, o di qualunque altra cosa si voglia raccontare.

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