L'Editoriale

I Benetton e lo Stato a testa alta

Cose mai viste sotto questo cielo. Il prossimo 14 agosto chi governa il Paese potrà presentarsi a testa alta ai familiari delle vittime del ponte Morandi di Genova. La città ha un nuovo viadotto e chi non garantì la manutenzione non farà più affari d’oro con la concessione delle autostrade. In questa Italia abituata a non disturbare i potenti, anche quando sono indifendibili, c’eravamo dimenticati di come uno Stato debba farsi rispettare, onorando sul serio la memoria di chi ha perso la vita solo per aver percorso una strada che doveva essere sicura. E se pensiamo a quante sono le stragi italiane rimaste impunite, o le ricostruzioni promesse solennemente dopo decine di terremoti e alluvioni, diventa innegabile che stiamo vivendo un momento storico.

Eppure ancora ieri c’era chi contestava questa evidenza, muovendo accuse risibili contro il premier Conte e i Cinque Stelle, colpevoli di non aver revocato la concessione alla società controllata dai Benetton, oppure di averlo fatto tardi o magari senza mandare nessuno al patibolo. Tutte chiacchiere con un denominatore comune: a farle è proprio quella politica, con i suoi giornalisti da riporto, che ha provato di tutto per difendere i signori dei caselli, se non altro per restituire la cortesia dei contributi elettorali ricevuti per decenni. Con equilibrio e responsabilità, invece, l’Esecutivo ha tolto di mezzo uno dei nostri più grandi scandali al sole, seguendo pazientemente l’iter amministrativo, raccogliendo pareri giuridici e scongiurando che per qualche cavillo un atto di giustizia si potesse trasformare in una beffa per i cittadini.

Solo così si è arrivati all’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti nel capitale della società che gestisce le autostrade, aprendo la via per una fine ordinata del sistema con cui i privati ricavavano miliardi da un bene collettivo lasciando al pubblico solo le briciole. Così si sono preservati anche i servizi e i posti di lavoro. Fatta eccezione per lobby e vecchi partiti a cui i Benetton non avranno più motivo di tirare l’osso in cambio del quale per trent’anni hanno fatto la guardia a un tesoretto che torna agli italiani.