L'Editoriale

I buonisti fanno felici le mafie

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Mafia, droga e abusi sessuali al Cara di Mineo, cioè uno dei Centri per richiedenti asilo più grandi d’Europa. Cosa si pensava di non trovarci è un mistero, visto che il villaggio è da anni un suk, una voragine nella terra dentro la quale l’allora governo Berlusconi iniziò a calare nel 2011 migliaia di migranti, lasciando la lista della spesa all’ente Provincia di Catania, che al netto delle inchieste arrivate fino a mafia-Capitale ancora festeggia tanta generosità. Con gli immigrati si guadagna più che con la droga, rivelava in un’intercettazione telefonica il gran capo di una delle cooperative a quell’epoca acchiappatutto, Salvatore Buzzi. Erano anni in cui chi non arrivava sui barconi veniva mandato a prendere con il taxi delle Ong, alle quali l’Europa destinava contributi per miliardi di euro. Nulla a che vedere con vicende come quella della nave Sea Watch, lasciata in rada al largo di Siracusa perché legittimamente destinata ad andare da un’altra parte e non a scaricare ancora una volta i suoi passeggeri in Italia. Erano tempi, quelli in cui nascevano il Cara di Mineo e tanti altri, in cui i ministri erano accarezzati in tutte tv e non mandati sotto processo, mentre lo Stato metteva nelle tasche delle cosche centinaia di milioni, strapagando servizi da terzo mondo. Per questo la necessaria umanità, prima ancora che la Costituzione e le nostre leggi, devono spingerci a trovare una soluzione per le 47 persone sulla Sea Watch, ma dentro un contesto internazionale e che apra gli occhi a tanti buonisti dietro i quali l’illegalità sogna di ingrassarsi ancora.

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