L'Editoriale

I clan non cadono per caso

Raggi Casamonica
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Nell’epoca in cui basta nominare il Green Pass per sentirci rispondere che è inaccettabile perché nessun italiano può essere discriminato, fosse anche per gravi motivi sanitari, ieri il tribunale di Roma ha riconosciuto che una vera discriminazione esiste da sempre, e con poche eccezioni ha resistito finora. Per motivi insondabili, infatti, solo i siciliani possono essere mafiosi, alla pari dei calabresi ‘ndranghetisti e dei campani camorristi.

Da tutte le altri parti, se si scatenano clan legati da vincoli familiari o da patti di sangue, si fanno esecuzioni, si strozza la povera gente con l’usura e così via con tutti i reati del codice penale, al massimo si è colpevoli di associazione a delinquere semplice. In sintesi, i capobanda si fanno un po’ di carcerazione preventiva e gli altri neanche quello, in attesa di una condanna che lascia tutti in libertà, padroni persino di firmare i referendum ammazza-processi.

Così nei giorni scorsi abbiamo visto Buzzi e Carminati, condannati dopo l’inchiesta sul Mondo di mezzo, sottoscrivere i quesiti di Lega e Radicali (leggi l’articolo), prima di tornarsene a casa propria, in quanto giudicati in Cassazione non colpevoli dell’aggravante mafiosa. Un criterio molto diverso da quello applicato in Sicilia, ma Roma sta in un’altra regione e qui certi metodi sono considerati semplice corruzione. Per questo non era affatto scontato il verdetto pronunciato ieri sera dalla decima sezione del tribunale di Roma nel maxi-processo al clan Casamonica (leggi l’articolo).

Quelli che sono stati considerati per anni boss intoccabili per la prima volta vengono riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere mafiosa dedita al traffico di stupefacenti, all’usura, all’estorsione e al traffico di armi. Tutti fenomeni che hanno insanguinato la città di Roma e le sue periferie, allargandosi all’intero Centro-Italia, e che solo negli ultimi tempi si è combattuto veramente, grazie al faro acceso pure dalla politica, con azioni di contrasto costanti come quelle disposte dall’amministrazione Raggi. Chi c’era prima lasciava questi gentiluomini indisturbati nelle loro ville, chi c’è adesso non gli ha dato tregua, ha abbattuto quegli edifici simbolo, e ha aiutato il vento a cambiare. E la differenza già si vede.

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