L'Editoriale

I dossier che servono ai clan

Nella vicenda del dossieraggio si profila una doppia sconfitta, per il diritto all’informazione e la lotta alla mafia.

I dossier che servono ai clan

Ascoltato ieri in Parlamento, il Procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, non ha saputo dire se dietro al presunto dossieraggio su centinaia di persone emerso in questi giorni ci sia stata una regia. Se così fosse, il puparo – che per la Meloni potrebbe essere l’editore De Benedetti – si è mosso ingenuamente, affidando il compito di accedere alle informazioni a un ufficiale della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, così poco accorto da lasciare le impronte digitali sulle ricerche.

La faccenda è grave, sia chiaro, e la magistratura ha già molti elementi per fare il suo corso, senza sconti a nessuno semmai emergesse che i dati riservati erano raccolti su commissione. Cosa diversa è per chi ha semplicemente ricevuto e pubblicato le notizie, perché questo è il dovere dei giornalisti, malgrado a certi potenti piacerebbe che si limitassero a copiare comunicati stampa e fare marchette. Quanto è stato accertato finora, però, non prova un disegno criminale, e tanto meno una manovra contro le destre, come frignano i suoi tre leader, malgrado nessuno di loro risulti “controllato”, al contrario di Conte e della compagna.

La sensazione, dunque, è di un polverone alzato a pochi giorni dalle elezioni in Abruzzo, così da dare a Giorgia & C. un alibi per fare le vittime, e archiviare le manganellate delle settimane scorse agli studenti. Con due bonus in più: sfruttare l’occasione per mettere un altro bavaglio all’informazione – vietando la pubblicazione delle Sos (Segnalazioni di operazioni sospette) – e mentre ci siamo ridiscutere la prerogativa della Direzione Nazionale Antimafia di ricevere le informazioni sensibili.

Così si profila una doppia sconfitta, per il diritto all’informazione e la lotta alla mafia. E invece di far pagare il conto a Striano o a chi gli ha chiesto di fare le ricerche illegalmente, facciamo un regalo ai clan. Penalizzando quelle Forze dell’ordine per cui il governo chiede rispetto, ma poi non gli passa uno stipendio dignitoso, e gli toglie pure gli strumenti necessari per fare il proprio lavoro, che non è scortare Lorsignori, ma acciuffare i delinquenti grazie a un’Antimafia che tanti non vedono l’ora di poter depotenziare.