L'Editoriale

I francesi e la trincea nazionale

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Sui francesi si può dire quello che si vuole ma su una cosa hanno pochi eguali al mondo: se si toccano i loro simboli fanno quadrato per difenderli. Mica come da noi, che quando ci criticano dall’estero e ci impongono di tutto diamo ragione a chicchessia. La vicenda del nuovo scandalo sulle emissioni diesel è emblematica. Anche la Renault avrebbe taroccato i suoi dati. Scoppia il caso e cosa fa il governo di Parigi? Ci mette la faccia e con i ministri più influenti difende a spada tratta la sua principale azienda dell’auto. Una reazione tutt’altro che scontata visti i pessimi rapporti degli anni scorsi tra l’esecutivo e il colosso automobilistico oggi partecipato con meno del 20% dallo Stato. Un sano nazionalismo, che ha consentito ai francesi di difendere le loro aziende e la loro economia molto meglio di quanto non si sia fatto in Italia, dove in nome del mercato (e di una assenza cronica di strategie industriali) abbiamo venduto di tutto allo straniero. C’è rimasta l’anima, è vero, ma se ci arriva un’offerta buona c’è da stare certi che si tenterà di cedere pure questa. E un Paese che non sa tenersi i suoi valori presto o tardi è destinato ad essere colonia.

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