L'Editoriale

I processi infiniti sono incivili

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La prescrizione non è un favore ai delinquenti. E meno che mai ai corrotti. È piuttosto una punizione allo Stato quando questo non riesca a condannare in un tempo accettabile chi ha commesso un reato. La vergogna di processi come Calciopoli, giusto per fare un esempio, finito senza condanna per i principali protagonisti è una macchia su tutto il sistema giustizia. Di chi è la colpa? Della politica che ha accorciato i tempi della prescrizione? O di una magistratura che ingolfa gli uffici di procedimenti, molto spesso di pochissima importanza, e così non riesce a chiudere i casi più importanti, magari a cominciare proprio da quelli per corruzione? Chi invoca la soluzione giustizialista ha la ricetta più facile: facciamo scattare la prescrizione dopo cento anni e così nessuno (forse) la farà franca. Ma vivere in un Paese civile non vuol dire trascinare le pendenze giudiziarie dei cittadini per tutta la vita, quanto pretendere che i processi si concludano in tempi certi. E possibilmente decenti. Su questo il Governo sta cedendo alle grida di un’Italia forcaiola. Quell’Italia per cui un avviso di garanzia è già una condanna. E la prescrizione un’eresia.

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