L'Editoriale

I ristori in ostaggio da cinquanta giorni

Mario Draghi
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Enrico Letta che ha bisogno di quarant’otto ore (48!) per decidere se accettare o no la segreteria del Pd è un missile rispetto ai tempi infiniti a cui ci sta facendo rassegnare la politica. Basti pensare che sono passati cinquanta giorni (50!) dallo scostamento di bilancio da 32 miliardi fatto approvare in Parlamento dal Governo Conte per i nuovi ristori, e da allora non è successo niente.

Del decreto non ci sono che le bozze, e ovviamente alle imprese chiuse per Covid non è arrivato un euro. Chi ha manovrato per buttare giù il precedente Esecutivo affermando che era composto da incapaci deve quindi cominciare a nascondersi. Tant’è vero che arruffapopolo tipo Briatore e Vissani – fino all’arrivo di Draghi onnipresenti in tv – adesso sono introvabili pure per “Chi l’ha visto?”.

Prenditela comoda tu, che me la prendo comoda anch’io, pure Draghi si è messo in scia, rinviando la decisione sulle nuove chiusure. D’altra parte che fretta c’è? Prima, quando c’era Conte, su giornali e tv non si parlava d’altro che degli imprenditori disperati perché non riuscivano pianificare le forniture, ma ora di questi disagi non c’è più traccia. E non perché siano finiti, ma semplicemente perché l’ordine degli editori è di parlarci d’altro, magari tra un Avegloria e l’altro per quel santo del Presidente del Consiglio.

Un angelo che con i suoi sapienti ministri di Centrodestra ci sta preparando riforme miracolose, tipo quella appena riciclata da Brunetta per la Pubblica amministrazione, mentre di ciccia vera non se ne vede. E a sentire la televisione adesso a tutti va bene così.

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