L'Editoriale

I voti del Pd gettati via a sacchetti

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Matteo Renzi non ci sta a prendersi le maledizioni dei consumatori, centuplicate dai social network, per la norma che fa pagare le bustine dell’ortofrutta. L’esborso ha una nobile motivazione di politica ambientale – rivendica l’ex premier – ed è una fake news che il Parlamento abbia favorito una specifica azienda, facendo riferimento alla Novamont guidata da una manager notoriamente molto vicina allo stesso Renzi. I produttori di sacchetti – ha precisato – sono 150 e tutto è stato fatto con la massima trasparenza. Affermazioni che la dicono lunga su come questo signore non abbia più il polso del Paese, oltre all’arroganza che resta il marchio di fabbrica del segretario dem. Eppure anche un bambino capisce che impedire ai consumatori il riciclo delle buste – mai chiesto dall’Europa – farà aumentare la plastica e i guadagni dei produttori, di cui la Novamont è decisamente il più significativo. Riguardo poi alla trasparenza è meglio stenderci sopra un velo non biodegradabile, in quanto la norma è stata inserita di soppiatto in una legge – il decreto Mezzogiorno – che come dice lo stesso titolo non c’entra nulla con l’ambiente. Trasparente sarebbe stato informare i consumatori prima di fare approvare la norma, non parlarne solo ora che milioni di persone protestano. Italiani a cui Renzi ha risposto banalizzando la vicenda in un fantomatico complotto, riuscendo così a fare persino indignare di più. Il cinque marzo il Pd conterà i danni.

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