L'Editoriale

Il carissimo doppio lavoro dei giudici

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Con gli stipendi da fame che si beccano in tante attività, soprattutto dopo il taglio netto di metà salario a imperituro ricordo di chi ci ha portato nell’Euro, per molti non c’è alternativa al doppio lavoro, anche un lavoretto da niente, sfruttato e pagato in nero. Ci sono categorie dove però il problema non è certo unire il pranzo con la cena, e passare da una professione all’altra è solo il modo per fare male due cose e costruire giganteschi conflitti di interessi. Abbiamo così alti dirigenti della pubblica amministrazione che fanno i docenti e gli imprenditori, giudici che fanno i giornalisti e scrittori quando non sono in politica o distaccati in ogni genere di uffici, giornalisti che fanno i lobbisti, impiegati statali distaccati a vita nei sindacati, politici in servizio permanente effettivo di faccendieri e così via. Una giostra dove c’è chi cumula gli stipendi, chi solo i contributi previdenziali e chi la sola sicurezza di non perdere mai un posticino sicuro. Così scopriamo che nei Tar, dove abbondano i giudici fuori ruolo, ci vogliono in media mille giorni per avere un giudizio. Certi doppi lavori sarebbe proprio ora di vietarli.

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