L'Editoriale

Basta tasse sulla casa, ma cambiare il catasto si può

CATASTO
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La riforma del catasto è come il secondo comandamento: chi la nomina invano fa peccato mortale. Così sono decenni che di tanto in tanto salta fuori, ma poi arrivati al dunque i governi di tutti i colori non ne hanno mai fatto niente. Qui, si sa, chi tocca le case si fa male, e questo ha pure le sue ragioni. Sugli immobili gravano già abbastanza tasse, e la crisi che dal 2009 investe il settore è una delle cause del più complessivo rallentamento economico del Paese. Casa, infatti, significa servizi, manutenzioni, arredamenti, elettrodomestici e cento altre voci di spesa.

Quindi guai solo a parlarne: il catasto è un colabrodo ma non si può toccare. Se però chiediamo ai politici, di destra e di sinistra, cosa serve all’Italia per decollare, tutti rispondono che vanno fatte le riforme necessarie, tagliando quei lacci e lacciuoli – quanto piace quest’allegoria! – che frenano la ripresa. E nel comparto immobiliare tanto importante per il Pil della nazione cos’è che fa da laccio e zavorra insieme? La risposta è facile, e decine di migliaia di cittadini la verificano ogni anno sulla propria pelle quando si rivolgono al catasto per una compravendita, una successione o qualcosa da sanare.

Nel catasto, che non aggiorna gli estimi da quarant’anni, si consuma inoltre una micidiale iniquità sociale. Per le regole paleolitiche del sistema chi possiede una villa da sogno in mezzo a vigne e frutteti può pagare meno tasse di chi ha due camere e cucina in periferia, facendo in modo che i ricchi se la ridano mentre gli altri parlano a sproposito di patrimoniale. Per questo il tema non è affatto da scartare, a condizione che sia a invarianza di gettito per lo Stato: chi ha il villone pagherà un po’ di più, chi ha una casetta un po’ di meno.

Una questione di equità che solo una destra becera poteva strumentalizzare per attaccare i “partiti delle tasse”, facendo ridere chi non porta il cervello all’ammasso, perché mai nessuno aveva fatto tanto per il comparto del mattone come il governo giallorosso, che su spinta dei Cinque Stelle in particolare si è inventato il bonus 110%. Un aiuto concreto arrivato grazie al coraggio di cambiare. Mentre chi è affezionato al vecchio catasto un tale coraggio non se lo sa dare.

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