L'Editoriale

Il continente ostaggio di Bruxelles

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Bruxelles soffre di una terribile allergia: la democrazia e la determinazione degli Stati sovrani non sono troppo amati dal manipolo di euroburocrati che si è impossessato dei poteri, delle potenzialità e della stessa idea dell’Europa. Se i Paesi eseguono docilmente i diktat della Commissione tutto va bene. Ma se si prova solo a rivendicare i diritti di chi è partner tra pari, ecco che partono prima le accuse e poi l’artiglieria pesante, come ad esempio lo spread sui titoli del debito pubblico o gli attacchi dei grandi fondi finanziari alle banche. Renzi, si dirà, non è diventato premier vincendo le elezioni e in fin dei conti è finito a Palazzo Chigi perché il prescelto Enrico Letta non aveva la spregiudicatezza di governare con un Verdini di turno. A Bruxelles però è il modello Letta quello che piace. Un premier che prepara bene i dossier e se protesta lo fa pacatamente. Renzi, con il suo rivendicare più flessibilità, la bad bank, lo stop alle sanzioni se contemporaneamente Berlino fa i gasdotti con Mosca, è inaccettabile e facilmente attaccabile. In fin dei conti anche lui non è stato eletto, come i burocrati Ue.

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