L'Editoriale

Il conto della guerra a Pechino

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In altri tempi si sarebbe già alla consegna delle dichiarazioni di guerra agli ambasciatori. Ma oggi ci sono conflitti che si combattono con armi diverse dal passato. E la battaglia tra Cina e Stati Uniti per difendere le loro imprese utilizzando la moneta è già uno degli scontri più costosi e pericolosi da decenni. Per sostenere la produzione e l’export Pechino ha svalutato lo yuan, rendendo quindi le sue merci più a buon mercato. Una sberla agli Usa, che stanno adottando la stessa strategia con una massiccia immissione di liquidità da oltre cinque anni, e proprio ora devono alzare i tassi del dollaro per non far scoppiare una bolla monetaria. I mercati si allarmano e precipitano. Le Borse del Dragone si sono piegate vistosamente, restando comunque molto positive rispetto all’autunno scorso. Gli Usa che stanno dietro al crollo cinese tutto sommato reggono e invece l’incolpevole Europa crolla, perdendo miliardi in Borsa e ritrovandosi con una moneta più forte di quelle americana e cinese, penalizzando il nostro export. Nel dramma di ieri Banche centrali e il Fondo monetario non hanno fiatato. Combattenti e complici di una guerra sulle nostre teste.

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