Il disonore dei sindacati disfattisti

di Gaetano Pedullà

Mentre scrivo questo articolo il presidente del Consiglio e un manipolo di ministri, anziché occuparsi dell’emergenza sanitarie ed economica, sono riuniti a porte chiuse con i segretari dei grandi sindacati confederali per decidere se oggi insieme al virus avremo la calamità di centinaia di aziende in sciopero, e quei pochi trasporti che permettono di rifornire supermercati e alimentari resteranno senza benzina in autostrada. Cgil, Cisl e Uil sono preoccupate per i rischi di contagio dei lavoratori, e su questo hanno ragione da vendere, ma nulla impedisce di rafforzare le misure di sicurezza senza fermare completamente il Paese.

I pochi settori industriali risparmiati dai necessari decreti del Governo (sempre che non decidano altro le Regioni) ci consentono di affrontare questa fase di emergenza per lo meno senza la preoccupazione di non poter fare la spesa, di dover rinunciare a un giornale per informarci o di non poter reperire altri beni di prima necessità. La minaccia di scioperi quindi non è solo inqualificabile per gli effetti sui cittadini già enormemente provati, ma non fa onore alla storia dei sindacati che nei momenti più difficili del Paese hanno eretto argini possenti contro i nazifascisti e il terrorismo.

Certo, quelli erano altri tempi ed altri sindacati, ma vedere Landini & C. che fanno i disfattisti invece di spingere i lavoratori dei settori strategici ad utilizzare i giusti presìdi protettivi ed essere i nuovi eroi di questa guerra contro l’epidemia spiega più di mille parole la profonda crisi di rappresentanza nel mondo del lavoro.

 

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