L'Editoriale

Il dissenso soffia da destra a sinistra

Il dissenso è sempre sotto attacco e il conflitto è diventato una parolaccia, per decreto a destra e per buona educazione nel centrosinistra.

Il dissenso soffia da destra a sinistra

Un carro armato di cartone è bruciato ieri in testa al corteo degli studenti di Torino, e stamattina conviene sfogliare i giornali di destra a caccia della parola distruzione, poi aprire il vocabolario Treccani, dove distruzione vuol dire annientamento e rovina, cioè quello che di un carro armato di cartone resta dopo il falò. I sassi ci sono stati, lanciati da qualche centinaio di manifestanti staccatisi da un corteo di oltre 2.500, e a sera risultavano tre minorenni arrestati e oltre 50 identificati. Gli altri hanno sfilato. In corso Inghilterra un cordone di docenti si è piazzato fra gli studenti e i mezzi della polizia.

Il dissenso contro il copione unico della politica

Il dissenso intanto ha cambiato categoria. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha chiamato “teppismo politico” i manifestanti radunati sotto il suo ministero, a Padova la Digos è passata a casa di 14 ragazzi alla vigilia del corteo, e dal 2025 bloccare una strada col proprio corpo è tornato reato, mentre dal 25 aprile la legge 54/2026 consente il fermo preventivo fino a dodici ore e il Daspo dai cortei. Manca solo che qualcuno li chiami brigatisti, e conviene evitare di suggerirlo.

Eppure il conflitto è il sale della democrazia, e nessuno ne ha più diritto dei ragazzi, che hanno l’età giusta per voler rovesciare il tavolo: «Vogliamo liberare il Paese, vogliamo rovesciare il governo», hanno gridato nelle piazze. A Roma gli slogan sono finiti anche contro il Pd e la Cgil, perché a sedici anni ci si accorge in fretta di una politica che recita lo stesso copione da una parte all’altra dell’emiciclo.

Il conflitto è diventato una parolaccia, per decreto a destra e per buona educazione nel centrosinistra. A Torino il sindaco Stefano Lo Russo (Pd), in un video sui social, ha dato dei teppisti a chi entra nelle scuole col volto coperto, la stessa parola del ministro, segno che ormai il vocabolario lo condividono. E ieri sera da Bruxelles la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta sempre contenta delle mobilitazioni, e un minuto dopo ha chiesto all’opposizione di condannare le violenze. La piazza le piace, insomma, come piacciono a certi condomini i ragazzi che giocano in cortile: a finestre chiuse.