L'Editoriale

Il fantastico Centro per l’impiego

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In Italia un centro per l’impiego come quello che aprono oggi i Cinque Stelle non si era visto mai. I posti in palio sono decine e la paga non è male. Nessuna paura se non si dispone di un gran curriculum: basterà che votino un po’ di buoni amici e il gioco è fatto, si va in Parlamento. Ora è senz’altro vero che una selezione basica della classe dirigente è sempre meglio della cooptazione imposta dai partito, ma l’esperienza sembra aver insegnato poco al Movimento. Luigi Di Maio – che già di per se non è il prototipo di un élite politica o culturale – ha promesso un vaglio serrato dei requisiti degli oltre 10mila candidati, partendo da quello pregiudiziale dell’onestà. Il punto è che non si selezionano i prossimi chierichetti del convento, ma i deputati e senatori che dovrebbero consentire ai 5S quel salto di qualità fino al governo del Paese. Un’abilità che non si acquisisce con effetti speciali ma imparando i rudimenti della politica sul campo, oltre che lavorando e dimostrando di saper dare un contributo in un’ipotetica attività legislativa. Tutti aspetti che non hanno turbato più di tanto moltissimi aspiranti candidati M5S, oggi in corsa pur non avendo uno straccio di titolo. In mezzo, sia chiaro, ci sono molti professionisti affermati e sicuramente capaci, la cui disponibilità rischia di essere vanificata da chi sa dimostrare l’esistenza delle scie chimiche o semplicemente ha più amici. Siamo di fronte, insomma, a un modello in partenza imperfetto, da cui è piuttosto curioso che tanti si aspettino la costruzione di un’Italia migliore.

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