L'Editoriale

Il governo della propaganda

Dalla fine di maggio a oggi su tutti gli atti del governo Meloni tira aria di propaganda.

Il governo della propaganda

A quanti l’hanno accusata in Albania di girare l’ennesimo (hot)spot elettorale, Giorgia Meloni ha replicato con un “all’opposizione piacerebbe molto ma non posso scomparire né sospendere il lavoro del governo per un mese”. Eppure dalla fine di maggio a oggi su tutti gli atti dell’esecutivo tira aria di propaganda.

L’esposto sui migranti al procuratore Antimafia e la gita in Albania per visitare centri che non sono ancora ultimati, a tre giorni dal voto, la dicono lunga. Prima ancora c’è stato il via libera al Salva-casa di Matteo Salvini. Un provvedimento che vale potenzialmente 4 milioni voti, tanti quante le domande di sanatoria pendenti. E l’ok alle sanzioni tributarie light che strizzano ancora una volta l’occhio ai furbetti del fisco. Poi è arrivato il piano sulle liste d’attesa che oltre a non avere coperture rischia di ingrassare ulteriormente la sanità privata.

Ieri infine il lancio della social card, che mutua il titolo da una celebre canzone, ovvero Dedicata a te, ma sarà spendibile solo da settembre. Questo è un primo piano di riflessioni. Il secondo riguarda il valore stesso dell’operazione. La card è valida per tre mesi salvo (forse) proroghe. “Elemosina di stato”, dice Marco Grimaldi di Alleanza Verdi-Sinistra. Un obolo del governo che nel 2023 ha fatto segnare il record di poveri assoluti nel Paese – 5,7 milioni, ovvero la soglia più alta mai raggiunta negli ultimi dieci anni – e che non si è fatto alcuno scrupolo a cancellare il Reddito di cittadinanza per sostituirlo con misure che pure la Commissione europea ha bocciato.

Lo stesso governo che si bea di un’occupazione che cresce con buste paga di fame ma che non si fa alcuno scrupolo a dire no a una legge sul salario minimo. E che di fronte alla trappola della precarietà che imprigiona soprattutto i giovani ha reso più facili i contratti a termine. Senza contare i mutui schizzati alle stelle e la tassazione degli extraprofitti delle banche promessa dall’esecutivo ma mai messa in pratica. “Sto governando”, ha detto Meloni. E come darle torto. Sta governando eccome. Ma a colpi di propaganda.