Il Meeting di Rimini e la bussola del potere

Il Meeting di Rimini e la bussola del potere: da più di vent’anni la convention di Comunione e Liberazione è un concentrato di ipocrisia

Chissà che hanno capito del Vangelo i giovani e meno giovani che si affollano come ogni anno al Meeting di Comunione e Liberazione.

Il Meeting di Rimini e la bussola del potere

Di sicuro due o tre cose del potere non gli sfuggono, e così ieri hanno accolto come una star la Meloni orgogliosa di aver pubblicato sui suoi social il video di uno stupro, con tanti saluti alla pietas cristiana.

Un filmato, per di più, funzionale a far passare l’idea del blocco navale: non proprio quello che dice il Papa o gli stessi ciellini nelle loro preghiere di mattino e sera.

Da più di vent’anni però questo appuntamento è un concentrato di ipocrisia, nato da una giusta esigenza di discutere in chiave cattolica sui grandi scenari internazionali, ma con Giulio Andreotti ospite d’onore sin dalla prima edizione, a sugellare un format che fa di questo evento una bussola del potere, salvo poi appellarsi al pentimento che ci concede Nostro Signore in caso di piccoli incidenti della storia, tipo il dominus Roberto Formigoni condannato per corruzione.

Da questo allenamento continuo con il Palazzo è scaturito l’appuntamento di ieri, dove in mezzo a decine di convegni e seminari su tutto lo scibile – dalla scienza alla fede, dai vaccini all’Ucraina – sono stati invitati tutti i principali leader politici, con l’eccezione dei 5 Stelle, non sia mai che a qualcuno tornasse in mente la data di nascita del Movimento – il 4 ottobre, ricorrenza di San Francesco – o le politiche sociali e ambientali per cui si batte.

Solo in questa maniera chi non ha mai mosso un dito per le persone fragili ha potuto sparare liberamente sul Reddito di cittadinanza, senza essere preso a pesci in faccia.

E se il Padreterno li moltiplicasse ancora, oggi che parla Draghi – quello che voleva aumentare la spesa militare – ne servirebbero di pesci da lanciare.

Ma al Meeting chi comanda prende solo applausi, o giusto qualche fischio se il Letta di turno è dato perdente, mentre chi è fuori dal sistema viene ignorato proprio.

La festa di Comunione e Liberazione – si dirà – è la fotografia di com’è ridotta una parte della Chiesa cattolica.

E questo è senz’altro vero, ma poi non meravigliamoci se nessuno va più a messa.