L'Editoriale

Il muro su Savona: partita decisiva per un Governo che cambi il Paese davvero

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La trincea per impedire a M5S e Lega di affidare l’Economia a un ministro coerente col loro euroscetticismo ha dell’incredibile. Da giorni i mercati scommettono contro l’Italia e lo spread già arrivato sopra i 200 punti presto ci presenterà un bel conto. Purtroppo questa è la classica situazione nella quale siamo disarmati, perché la Bce non può incrementare l’acquisto di titoli del nostro debito pubblico e non ci sono altri significativi paracadute, dando così perfettamente ragione a chi sostiene che l’Europa ci ha messo in una camicia di forza. In questo scenario il Presidente della Repubblica è a un bivio. Le forze politiche che hanno una maggioranza in Parlamento sono legittimate da un consenso elettorale nettissimo, ma anche i 2.300 miliardi del nostro debito sono un argomento testardo, soprattutto alla luce di quella che si profila come una tempesta perfetta, sommando la deriva antieuropea in Italia all’incertezza politica in Spagna. Pensare però che Di Maio e Salvini adesso possano diventare persino filo-europeisti è da ricovero. Certo, Cinque Stelle e Lega sono usciti dal campo stretto delle loro promesse elettorali, la prima sorvolando sull’impegno di andare al governo senza fare accordi politici, e la seconda rimangiandosi il patto di fedeltà del Centrodestra. Ma a tutto c’è un limite e accettare di affidare le finanze dello Stato a un garante degli interessi di Bruxelles e dei mercati significa essere sconfitti in partenza nel tentativo di realizzare davvero un Governo del cambiamento.

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