L'Editoriale

Il Paese senza soldi

Il Paese senza soldi, ma nel frattempo nessuno parla della povertà in aumento e di milioni di persone senza più niente.

Il Paese senza soldi

L’allevatore che qualche giorno fa si è tolto la vita in Puglia, dopo che la sua masseria è stata svenduta all’asta per un mutuo non pagato di 60mila euro, grida la crisi in cui ci stiamo avvitando, incurante dei trombettieri del governo che in tv decantano i dati Istat sull’occupazione, peraltro senza leggerli tutti. Dopo un anno con la Meloni a Palazzo Chigi si conta mezzo milione di posti di lavoro in più, ma molti di questi sono precari e mal pagati.

Nel frattempo nessuno parla della povertà in aumento e di milioni di persone senza più niente, se non la carta da dieci euro al mese o la promessa di un breve corso di formazione retribuito, che al momento resta un miraggio. Il Paese reale, e non quello che ci raccontano i talk show, sta arretrando vistosamente, con le piccole imprese stritolate dalla mancanza di liquidità. Tra i pochi ad alzare un velo – perché non pare faccia bene disturbare il manovratore – c’è la Cna, la Confederazione di artigiani e piccole imprese, che ieri ha denunciato la stretta creditizia.

Alla faccia della fesseria detta dalla premier nell’ultima conferenza stampa, i soldi che le banche hanno portato a riserva eludendo la tassa sugli extraprofitti non sono utilizzati affatto per finanziare famiglie e aziende. Il risultato sta in altri due dati, che i fan delle destre si guardano bene dal comunicare, e che vengono dalla Banca d’Italia, secondo cui la ricchezza si concentra su meno persone e crescono le diseguaglianze. Ma per accorgersene non serviva un grande sforzo: bastava guardarsi attorno o chiedere al povero allevatore suicida dopo essere stato espropriato per quattro soldi.