L'Editoriale

Il Pd vince la gara di lentezza

Il segretario del Pd Enrico Letta non ha ancora capito che finché non toglierà il disturbo dalla segreteria è del tutto inutile parlare di un coordinamento delle opposizioni.

A quasi un mese dalle elezioni, finalmente oggi la finiamo con i bizantinismi che precedono gli incarichi ai nostri governi. In poco più di questo tempo a Londra è nato e defunto l’esecutivo di Liz Truss, l’ormai ex premier che fa riferimento alla stessa area conservatrice di Giorgia Meloni, mentre francesi, spagnoli e portoghesi si sono messi d’accordo sul nuovo condotto energetico con cui si passeranno metano ed idrogeno.

Solo l’Europa è più lenta di tutti, avvitata in continui vertici da cui non si è tirato fuori nemmeno l’accordo sul tetto al prezzo del gas. Fare presto, però, non sarà l’unica urgenza di chi entrerà a Palazzo Chigi. Aver dovuto commissariare gli alleati Berlusconi e Salvini, al punto da togliergli la parola oggi all’uscita dalle consultazioni con Mattarella, rende chiaro che Fratelli d’Italia non avrà una navigazione semplice con questo Centrodestra.

E se Forza Italia dovesse spaccarsi, come lasciano prevedere le registrazioni su Putin rubate al Cav, pezzi del Pd, Calenda e Renzi potrebbero tornare utili per rabberciare la maggioranza. E qui, a proposito di lentezza, merita una standing ovation Enrico Letta.

Dopo aver distrutto il campo largo che poteva impedire alla peggiore destra di sempre di vincere le elezioni, non ha ancora capito che fin quando non toglierà il disturbo dalla segreteria dem è del tutto inutile parlare di un coordinamento delle opposizioni. Ci avviamo così verso la nascita del governo più a destra di sempre. Con una maggioranza fragile e le minoranze penalizzate nell’approfittarne.