L'Editoriale

Il prezzo troppo caro del consenso

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L’Europa ha voglia di sgolarsi per dirci che non possiamo aumentare il debito dello Stato all’infinito. Qui però tra poco si vota e tra populismi e astensionismo il prezzo del consenso è schizzato alle stelle.

Ieri su La Notizia abbiamo fatto una ricognizione dell’assalto alla Manovra, dove i parlamentari all’ultima spiaggia stanno cercando di far finanziare di tutto, dalle sagre paesane a qualunque altra costosa amenità. Centinaia di milioni che ci prepariamo a buttare, che comunque sono niente rispetto a quello che sta per spendere chi tiene i cordoni della borsa. Solo ieri il Governo ha salvato 14.600 lavoratori dall’obbligo di rinviare la pensione, ha dato il via alla stabilizzazione di 50mila precari delle pubbliche amministrazioni ed è partito il cosiddetto reddito di inclusione, fino a 485 euro a tutti coloro che non hanno niente e non fanno niente. Misure che messe insieme bruciano miliardi, e che soprattutto continuano ad ingrassare la bestia della spesa pubblica, mettendo benzina a una macchina dello Stato già esageratamente costosa e pletorica. Si continua insomma a far uscire soldi che possono entrare solo aumentando il debito pubblico e presto o tardi anche le tasse.

Esattamente il contrario di quello che servirebbe al Paese, smettendola di comprare il consenso con regalie e contributi a pioggia, ma abbattendo per lo stesso importo le tasse di chi produce, favorendo nuovi investimenti e la creazione di posti di lavoro. È incredibile quanto sembri facile a dirsi e se non ci fosse una politica cialtrona anche facile a farsi.

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