L'Editoriale

Il Quirinale rivede il film del ‘93

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Se l’antipolitica è eversiva, come sostiene Giorgio Napolitano, la politica che ruba e non conclude niente è eversiva due volte. È questa cattiva politica che ha allontanato i cittadini, al contrario dell’indignazione che ieri ha riempito il sacco dei voti di Grillo e oggi fa volare la Lega di Salvini. È stata la cattiva politica a indebolire la buona politica, rafforzando a dismisura i burocrati e gli apparati che di fatto ormai gestiscono la cosa pubblica, come emerge dall’inchiesta su Mafia Capitale. Funzionari come Odevaine e cooperative come quelle di Buzzi facevano il bello e cattivo tempo. Corrompevano i partiti, di destra e di sinistra, ma in fin dei conti se ne servivano per i loro traffici. Non a caso nelle confidenze tra delinquenti il re di Roma è il cecato (Carminati) e non certo il sindaco o il leader politico di turno. L’antipolitica è dunque una conseguenza della cattiva politica, che si combatte facendo pulizia e soprattutto rafforzando la buona politica, che deve trovare la forza di riprendersi la responsabilità delle grandi scelte. Sapendo che se non lo farà presto o tardi la magistratura tornerà a svolgere un ruolo suppletivo. E il clima del ‘93 si sente tutto.

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