L'Editoriale

Il sacrificio dei 5S per il Paese

MATTEO SALVINI
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Prima ancora che Mattarella pronunci oggi il discorso d’insediamento, Salvini s’è fatto i conti di quanti voti ha regalato alla Meloni per imbullonare al Quirinale il Presidente uscente, e ieri ha ricominciato a fare ciò che gli viene meglio: sabotare i governi di cui fa parte.

Così i ministri della Lega non hanno votato le ultime misure sul Covid – per altro discutibilissime – annunciando quella che ha tutta l’aria di un principio di ritirata dalla maggioranza di Draghi, con l’obiettivo di riprendersi dall’opposizione il consenso perduto. Un gioco facile, visti i pochi risultati del premier, al netto delle mirabilie di cui blaterano i giornali.

In mezzo alla pandemia e col rischio di perdere i soldi europei ottenuti da Giuseppe Conte, un Esecutivo ancora più debole è però tutto l’opposto di quanto ci serve. E il sacrificio dei 5 Stelle – cioè la forza politica più responsabile, perché più distante da tutto ciò che rappresenta Draghi – rischia di far passare il Movimento per inconcludente, se non irriducibile nel tenersi le poltrone. Ma in realtà è chi fugge a far di calcolo sul futuro potere, mentre chi resta si sta mettendo in gioco per non farci sprofondare nel caos in un momento così delicato per il Paese, com’è facile capire persino nel gioco di specchi della politica italiana.

In questo quadro, Conte e Di Maio restano distanti, divisi dalla partita per il Colle ormai archiviata, mentre i sostenitori 5S allargano il fossato parteggiando per l’uno o per l’altro, nonostante si tratti delle bandiere di uno schieramento che ha già perso molti pezzi, e a tanti non pare vero di vederlo dividersi ancora per poi finire in mille pezzi.

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