L'Editoriale

Il tesoretto della crescita che non c’è

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A uno dei due la cena di ieri all’Expo è rimasta sullo stomaco. Se ad avere la peggio è stata la Merkel, vuol dire che Renzi ha saputo strapparle quella nuova flessibilità sui conti pubblici di cui il premier ha bisogno per varare la nuova legge di stabilità. Se invece la cancelliera ha risposto nein, allora sarà stato il nostro Presidente del Consiglio a non digerire il pasto. E dire che questa flessibilità l’Italia dovrebbe pretenderla da Bruxelles, e non elemosinarla, se non altro come risarcimento per le frottole che ci sono state raccontate con il Piano Juncker. A quasi un anno dal varo del progetto, che prometteva investimenti per 315 miliardi e una formidabile leva per la crescita, ovviamente non si è visto un euro. Ora all’Italia si possono rimproverare tante cose, ma i sacrifici che stiamo facendo da alcuni anni sono innegabili. L’Europa può dire di aver fatto lo stesso? Visto allora che non disponiamo di tesoretti (a meno di inventarne qualcuno) almeno ci si scomputi la mancata crescita provocata dal flop del Piano Juncker. Un disastro europeo, come il rigore tedesco che ha lasciato ben poco nello stomaco degli italiani.

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