L'Editoriale

L’industria miope e l’Ambiente

Confindustria
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Siccome c’è la guerra, i vecchi piani sulla transizione energetica sono roba superata, e per stare al passo coi tempi Confindustria suggerisce di riscrivere il Pnrr, cioè il piano con i 209 miliardi procurati da Conte al fine di rimettere in piedi il Paese dopo la pandemia.

Ovviamente per definire il nuovo progetto con quali opere realizzare (e quali tasche riempire) è amabilmente disponibile la stessa organizzazione degli imprenditori guidata da Carlo Bonomi (nella foto), che beninteso accoglie anche le piccole aziende e gli artigiani, ma chissà come mai spinge da sempre pochi fortunati.

I soliti. A scapito delle apparenze, infatti, per molti anni le politiche economiche del Paese non le hanno decise i governi di destra o di sinistra, ma sono state dettate dalla Confindustria, che in qualche caso faceva arrivare dalla sede di Viale dell’Astronomia le Manovre finanziarie già stampate in bella copia, pronte per essere approvate in Parlamento.

Dunque, avendo non poche responsabilità sulla dispersione di immense risorse pubbliche, finite in larga parte in quei sussidi che a chiacchiere le stesse imprese denunciano, rimettere in mano agli stessi soggetti i soldi dell’Europa è un errore madornale. Se non altro per l’evidente incapacità di guardare agli interessi generali piuttosto che ai loro conti correnti.

Di fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, infatti, i tedeschi non hanno chiesto di frenare la transizione energetica, ma al contrario di accelerarla, così da liberarsi prima possibile dal ricatto di russi, arabi o chicchessia. Tutto l’opposto dei nostri grandi industriali, che tra l’uovo oggi e la gallina domani si mangiano tutte e due.

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