L'Editoriale

Inevitabile tornare ai divieti

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I numeri si sa che sono argomenti testardi, e di fronte a 700mila morti solo quest’anno, cioè quanti ne contavamo nel 1944, durante la seconda Guerra mondiale, tutte le chiacchiere su come affrontare la pandemia lasciano il tempo che trovano. Perciò smettiamola col giustificare le povere persone che non ne potevano più di stare a casa nell’ultimo weekend o l’economia che deve girare, e diciamo chiaro che le folle viste in strada per lo shopping hanno dimostrato un’enorme stupidità. La prova provata che non si può fare alcun affidamento sulla responsabilità generale e dobbiamo tornare di corsa ai divieti. E pure a quelli stretti.

Una sconfitta della quale possiamo ringraziare chi ha alimentato anche per motivi politici una comunicazione criminale, che tuttora nega o minimizza i pericoli del virus, nonostante sia alla portata di tutti andare a vedere che pressione c’è sugli ospedali. Così al Governo non si lascia scelta e nelle nuove misure che saranno stabilite tra breve, dovremo mettere in conto altri giorni chiusi a casa, sperando che non parta una terza ondata dei contagi e comunque rinviando l’uscita da quest’incubo.

I commercianti, i ristoratori, gli albergatori, i proprietari di palestre e tutti coloro che sono stati presi in giro da chi in realtà gli scavava la fossa chiedendo di aprire o allentare subito, anche soffiando sul malumore della piazza, dovranno aspettare più a lungo prima di tornare a lavorare sul serio. D’altra parte da una destra che vuole risolvere persino i problemi storici della Calabria candidando la D’Urso c’era da spettarsi di meglio?

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