L'Editoriale

Intercettare non è un gioco

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L’idea del Governo sulle intercettazioni è quanto meno confusa. D’accordo che l’emergenza terrorismo ci obbliga a ogni mezzo per fermare gli assassini. Ma scoprirli con le Playstation sembra la trovata di un film con Franco e Ciccio. L’ipotesi, circolata per l’attentato di Parigi, è stata definita un po’ da tutti una bufala, anche se non è impossibile che i jihadisti usino in qualche modo anche questo canale per dialogare senza essere intercettati al telefono. Prima però devono farsi un corso da ingegnere informatico e mettere da parte più soldi per i giochi che per le armi. E questi pazzi non sembrano con tanta voglia di giocare. Nella foga di dare l’ennesimo annuncio ad effetto, il ministro Orlando ci ha detto invece che le intercettazioni in questo Paese si continueranno a fare come e più di prima. Per colpire mafiosi, corrotti e terroristi lo strumento è indispensabile. Ma se si arriva a pensare alla Playstation la sensazione è che le intercettazioni si usino a pioggia, come hanno fatto in passato diverse Procure, incuranti di spendere a vuoto milioni di euro. Magari per far trascrivere al brigadiere qual è l’ultimo videogioco di successo.

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