La balla dei 5 Stelle contro Conte

di Gaetano Pedullà

Probabilmente seguo i Cinque Stelle in modo non così attento quanto gli illustri direttori dei giornali di destra e dei sedicenti poteri forti (Fiat, Confindustria, banche) secondo cui il Movimento è tutto uno schifo, e nemmeno quanto il bravissimo direttore dell’unico giornale insieme a questo che non li attacca a prescindere, a costo di inventarsi di sana pianta velenosi retroscena quando non ci sono altre cartucce per sparargli addosso. Seguo però la politica italiana da così tanti anni da poter affermare con certezza che prima dell’arrivo di questa forza nel governo del Paese mai si era fatto tanto per ridurre le disuguaglianze, aiutare chi è rimasto indietro, togliere privilegi e ruberie tanto delle destre che delle sinistre.

Poi gli errori li fanno tutti, le battaglie si vincono e si perdono, e se ancora brucia la sconfitta sull’inutile Tav tra Torino e Lione, o le concessioni fatte alla Lega in cambio di un percorso di riforme tradito da Salvini, non si può non riconoscere una montagna di meriti, con al primo posto aver risparmiato all’Italia di tornare al Medioevo con le follie isolazioniste del più becero Centrodestra di sempre, e al secondo posto di aver tirato fuori da chissà quale cilindro un Presidente del Consiglio equilibrato, di lunghe visioni, onesto e coraggioso come Giuseppe Conte. Per ottenere solo questi due risultati, senza parlare di tutto il resto, dal Reddito di cittadinanza al taglio dei parlamentari alla battaglia sui vitalizi e mille altre cose, il Movimento si è dissanguato elettoralmente.

Un sacrificio necessario per onorare la promessa di fare sempre quello che serve di più ai cittadini e non a se stesso, come fanno gli altri partiti. Questo però è fare Politica, con la P maiuscola, e di conseguenza trattare e discutere con tutti per centrare gli obiettivi nell’interesse del Paese. Quindi non dovrebbe stupire nessuno tanto Conte che incontra il premier olandese oggi arcinemico dell’Italia per bloccare i fondi europei, quanto Di Maio che sente Draghi, cioè chi conosce meglio di chiunque le dinamiche economiche internazionali per aver fatto il presidente della Bce, oppure Gianni Letta che è l’unico soggetto dialogante in quella gabbia di matti dell’attuale Centrodestra, che con Conte non parla e se parla è solo per insultarlo.

Certo Feltri, Belpietro, Sallusti e compagnia cantando non avranno difficoltà a spiegare i faccia a faccia di Di Maio come le chiare avvisaglie di un governissimo che avanza, e l’ex capo politico dei Cinque Stelle che tratta in proprio per cacciare Conte e fare il ministro con un altro premier, anche se tutta questa teoria fa acqua da ogni parte, se non altro perché Di Maio il ministro lo fa già. Siamo dunque nel campo delle balle messe in circolo per avvelenare il clima, come fa da sempre un giornalismo cinico fomentato da una politica intenta solo a farsi i cazzi suoi.

Ma da Travaglio non te l’aspetti proprio che cada nel tranello, e descriva i comportamenti di uno degli esponenti più visibili del Movimento esattamente come quelli di un qualunque politico della Prima Repubblica, mettendo così i Cinque Stelle in uno stesso frullatore con tutto il resto, scodellando un intruglio dal quale non si salverebbe neppure Conte. Esattamente il gioco di chi vuole proprio l’attuale premier fuori da Palazzo Chigi, possibilmente facendo compiere un omicidio-suicidio proprio ai Cinque Stelle.

 

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